Quarto
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Villa Romana del Torchio a Quarto

La Villa del Torchio, uno dei più importanti complessi produttivi romani dei Campi Flegrei, rappresenta una testimonianza straordinaria della vocazione agricola e vinicola dell’area flegrea in età antica. Portata alla luce nel 2006 nella piana di Quarto, la villa è databile tra la fine del II secolo a.C. e il V secolo d.C. e si distingue per la presenza di un articolato impianto di produzione del vino, completo di torcularium, cella vinaria e grandi vasche di raccolta. Un vero centro agricolo-industriale dell’antichità, organizzato come una moderna azienda, che riforniva il fiorente mercato di Puteoli e racconta oggi, attraverso le sue strutture e i numerosi reperti rinvenuti, un capitolo fondamentale della storia economica e archeologica dei Campi Flegrei.

  1. Villa del Torchio
  2. Origini e fasi di vita
  3. Contesto territoriale e storico
  4. La struttura
  5. Il torcularium
  6. Dal centro produttivo alla necropoli
  7. Il sistema delle ville rustiche
  8. Una scoperta nei Campi Flegrei

Villa del Torchio di Quarto, nel regno del vino tra archeologia e paesaggio flegreo

Nel cuore della piana di Quarto, in località Grotta del Sole, sopravvive una delle testimonianze più significative dell’economia agricola romana nei Campi Flegrei: la cosiddetta Villa del Torchio, un complesso rustico-produttivo che racconta, meglio di qualsiasi altra struttura, il legame profondo tra il territorio flegreo e la produzione vinicola destinata alla grande Puteoli, uno dei principali mercati del Mediterraneo antico.

Portata alla luce nel 2006, durante i lavori per la realizzazione di un centro commerciale, la villa rappresenta oggi uno dei rari esempi di villa rustica romana ben conservata nell’area flegrea. Dopo il ritrovamento, il sito è stato messo in sicurezza, ma non è sempre visitabile, rimanendo tuttavia un riferimento fondamentale per la ricostruzione del paesaggio produttivo antico di Quarto.

Origini e fasi di vita della villa

La frequentazione della Villa del Torchio si colloca in un ampio arco cronologico che va dalla fine del II secolo a.C. fino almeno al V secolo d.C.. La struttura nasce presumibilmente tra gli ultimi decenni dell’età repubblicana e i primi anni dell’età imperiale, attraversando numerose fasi costruttive e modifiche che testimoniano una continuità di utilizzo per oltre cinque secoli.

La datazione è stata possibile grazie al rinvenimento di centinaia di monete di bronzo, tra cui esemplari coniati in età tiberiana, tra il 14 e il 37 d.C., fino a monete risalenti al periodo dell’imperatore Graziano, tra il 367 e il 383 d.C. Un arco temporale che conferma l’importanza economica e strategica del complesso nel lungo periodo.

A partire dal V secolo d.C., con il progressivo declino delle attività produttive, l’area subisce un cambio di funzione: gli spazi attorno al cortile vengono utilizzati per scopi funerari. Sono state infatti rinvenute 24 sepolture di diversa tipologia, addossate alle strutture della villa, segno di una trasformazione radicale dell’uso del sito in età tardoantica.

Contesto territoriale e storico di Quarto in età romana

Nel quadro della riorganizzazione territoriale dell’area flegrea in età romana, la piana di Quarto assunse un ruolo strategico nel sistema agricolo legato alla colonia di Puteoli. Per lungo tempo si è ritenuto che il territorio rurale della città si arrestasse ai piedi del Monte Gauro, ma le più recenti acquisizioni storiche e archeologiche – in particolare la conferma della deduzione augustea di Pozzuoli – hanno permesso di estendere questo confine fino alla piana quartese. Un’area fertile, attraversata dalla via Campana, fondamentale asse di collegamento tra Cuma e Pozzuoli, lungo la quale si disponeva un fitto sistema di ville rustiche, fattorie e strutture produttive. Non a caso, il toponimo stesso di Quarto sembrerebbe derivare dal lapis quartus, il quarto miglio della via Campana a partire da Puteoli, a conferma del legame diretto tra questo territorio e l’organizzazione agraria romana.

La struttura: una villa rustica a impianto quadrangolare

La Villa del Torchio presenta un impianto quadrangolare, costituito da un corpo centrale a pianta rettangolare preceduto da un ampio cortile con porticato su pilastri. Le murature si conservano in alcuni punti fino a un metro in elevato, mentre all’interno sono ancora leggibili pavimentazioni in cocciopesto e in mosaico bianco e nero, elementi che restituiscono l’immagine di un edificio funzionale ma non privo di cura architettonica.

La villa era chiaramente suddivisa in due settori principali. Da un lato il settore padronale, destinato all’alloggio del proprietario, delle maestranze e alla gestione della vita quotidiana, la cosiddetta cellae familiaris. Dall’altro una ben definita pars fructuaria, cuore produttivo del complesso, dedicata alla lavorazione, conservazione e distribuzione del vino.

È proprio questa distinzione funzionale a rendere la Villa del Torchio assimilabile ai modelli di una moderna azienda agricola, perfettamente organizzata secondo le esigenze dei “signori romani della falanghina”.

Il torcularium e la produzione del vino

Il nome con cui la villa è oggi conosciuta deriva dal ritrovamento di un torcularium, uno degli elementi più importanti e meglio conservati dell’intero complesso. Il torchio, utilizzato per la spremitura delle vinacce, è rimasto in condizioni tali da consentire una ricostruzione dettagliata dell’intero ciclo produttivo.

Il torcularium era composto da un calcatorium, una base in cocciopesto destinata alla pigiatura dell’uva, sulla quale veniva installato il torchio vero e proprio. Questo era formato da un sostegno verticale, infisso in un grande blocco di pietra lavica, sul quale era innestato il prelum, una pesante pietra lavica circolare che veniva abbassata su una cesta per la spremitura finale delle vinacce.

Accanto al torchio si trovava la cella vinaria, ambiente destinato alla fermentazione e alla conservazione del vino. Qui sono state individuate le fosse per l’alloggiamento dei dolia, grandi recipienti interrati utilizzati per contenere il mosto. Uno di questi dolia è stato rinvenuto integro alle spalle della cella vinaria; un altro, scoperto già nel 1967 a una profondità di circa tre metri, presenta addirittura antiche riparazioni con colature in piombo, segno del valore attribuito a questi contenitori.

Completavano il ciclo produttivo immense vasche di raccolta, perfettamente conservate, e ambienti adibiti a magazzino per la conservazione di anfore e olle contenenti il prodotto finito. Il vino prodotto, con ogni probabilità falanghina, era destinato al fiorente mercato di Pozzuoli, allora uno dei principali scali commerciali dell’Impero.

Dal centro produttivo alla necropoli

Il declino delle attività agricole e produttive, avvenuto tra IV e V secolo d.C., segnò una nuova fase nella storia della villa. Gli ambienti un tempo dedicati al lavoro e alla conservazione del vino vennero progressivamente abbandonati e riutilizzati come spazio funerario. Le 24 tombe rinvenute a ridosso del cortile testimoniano un mutamento profondo nella funzione del complesso, ormai inserito in un contesto rurale diverso, lontano dalla centralità economica dei secoli precedenti.

Il sistema delle ville rustiche e le indagini archeologiche

La Villa del Torchio si inserisce all’interno di un sistema agricolo diffuso, costituito non da un singolo nucleo abitato ma da una rete di oltre cento strutture tra ville rustiche, fattorie, tabernae e mausolei censiti nella piana di Quarto e databili prevalentemente all’età augustea. Un territorio intensamente sfruttato a fini produttivi, ancora privo di una vera urbanizzazione, nel quale la viticoltura e, probabilmente, anche l’olivicoltura rappresentavano attività economiche di primo piano. Le indagini archeologiche preliminari alla realizzazione del centro commerciale hanno restituito una stratigrafia complessa, articolata in livelli di frequentazione antica e depositi alluvionali, oltre a strutture funzionali come canalizzazioni per lo smaltimento delle acque e aree destinate alle attività produttive. Elementi che confermano il ruolo della villa non come semplice residenza rurale, ma come centro organizzato di produzione agricola, perfettamente integrato nel paesaggio economico e infrastrutturale della Quarto romana.

Una scoperta eccezionale nei Campi Flegrei

Quella della Villa del Torchio non è una scoperta come le altre. Rinvenuta casualmente durante uno scavo edilizio, rappresenta oggi uno dei più grandi e meglio documentati centri di produzione vinicola dell’area flegrea. Gli scavi, diretti dalla Soprintendenza Archeologica di Napoli e Caserta sotto la responsabilità di Costanza Gialanella, e condotti dalla cooperativa Xenia, hanno restituito un quadro archeologico di straordinaria completezza, fatto di strutture, oggetti, monete e impianti produttivi.

Inserita in un territorio che da sempre lega la propria identità al vino, alla terra e al mare, la Villa del Torchio di Quarto rappresenta oggi una testimonianza concreta di come l’archeologia possa raccontare non solo monumenti, ma anche sistemi economici, paesaggi agricoli e modelli di vita che hanno plasmato i Campi Flegrei per secoli.