La Secca delle Fumose è tra le aree più particolari del Parco Archeologico Sommerso di Baia. Un grande complesso di resti romani sprofondati in mare, centinaia di anni fa, a causa del bradisismo. Rispetto agli altri siti visitabili, questo è caratterizzato non solo dalla presenza di antiche strutture architettoniche (per lo più pilastri, in questo caso), ma anche da fumarole vulcaniche ancora attive che sprigionano vapori bollenti.

- Secca delle Fumose
- Storia
- Strutture
- Habitat marino
- Strumentazioni di monitoraggio
- Informazioni e Contatti
- Mappa
Secca delle Fumose, immersioni tra fumarole vulcaniche e antichi resti romani
La Secca delle Fumose si inserisce tra le aree più affascinanti del Parco Archeologico Sommerso di Baia. Il parco sommerso più grande del mondo, che racchiude i resti di antiche strutture romane, gradualmente sprofondate in mare a partire dal V secolo a causa dei fenomeni bradisismici che da sempre si registrano nei Campi Flegrei. Potersi immergere in compagnia di una guida alla scoperta di questi fondali è un'emozione unica.
Nella zona di Secca delle Fumose si possono ammirare, in particolare, ciò che resta di grandi pilae (pilastri romani), le cui superfici ora accolgono diverse comunità biologiche animali e vegetali. Ma non solo. È proprio in questa zona che ancora oggi si manifesta la forza vulcanica della terra, attraverso una serie di fumarole che dal fondale sabbioso sprigionano vapori caldi. In alcuni casi bollenti, poiché possono arrivare anche alla temperatura di 60 gradi.
I resti archeologici della Secca delle Fumose, testimonianze dell'antica Roma
Non vi è certezza riguardo la storia che si nasconde dietro i grandi pilae (piloni) che giacciono sui fondali di Secca delle Fumose. Naturalmente, sono state prodotte diverse ipotesi negli anni riguardo la loro origine. La più plausibile è che questi enormi pilastri servissero a reggere un maestoso complesso termale formato da una serie di edifici sospesi su un’isola artificiale. Si tratta forse della dimora del politico romano Marco Licinio Crasso Frugi, menzionato da Plinio il vecchio in alcune scritture e, successivamente, anche dallo storico Pausania.
Probabilmente, all’epoca i vapori sulfurei provenienti da queste acque erano estremamente insensi, tanto da trasformare la zona in un punto attrattivo, giustificando la scelta di cimentarsi nella costruzione di una struttura in mezzo al mare, collegata alla terraferma tramite la famosa via Herculanea. Un’opera ambiziosa, concepita per sfruttare il più possibile i benefici vulcanici offerti dalla natura. La potenza delle fumarole andò forse a ridursi progressivamente dopo l'eruzione del Monte Nuovo nel 1538, un evento che modificò profondamente l’equilibrio geotermico della zona.
I piloni della Secca della Fumosa: storia, archeologia e fascino subacqueo
I piloni visibili nell’area della Secca delle Fumose – un tempo nota come la cosiddetta Torre di Pulcinella – sono ciò che resta di un antico sistema di strutture romane che segnava il canale sommerso d’accesso al porto Iulio. Su questi ruderi, nella seconda metà dell’Ottocento, la Regia Marina costruì una meda di segnalazione per indicare alle imbarcazioni la presenza di bassifondi e scogli. La meda fu realizzata sui resti di un fanale romano che guidava le navi verso i laghi di Lucrino e d’Averno, in un tratto che oggi è parte integrante dell’area di archeologia subacquea dei Campi Flegrei.
Col tempo, la struttura fu danneggiata dalle mareggiate fino a diventare pericolosa per la navigazione. Per questo, nel 1960 venne fatta brillare: oggi il punto più alto dei ruderi si trova circa cinque metri sotto il livello del mare. Il soprannome Torre di Pulcinella derivava dalla parte superiore della meda, chiara e appuntita, simile al cappello della maschera napoletana. Un’altra versione attribuisce il nome al soprannome di un pescatore locale, “’o Cuzzucaro”, che gestiva un vivaio di cozze nella zona.
I piloni superstiti, alti 6–7 metri, occupano un’area di circa 160 per 100 metri e oggi rappresentano uno dei punti più suggestivi del Parco Archeologico Sommerso di Baia. Le visite subacquee permettono di esplorare da vicino questi resti romani, immersi in un fondale di 10–12 metri dove affiorano anche le tipiche fumarole flegree: solchi nella sabbia da cui risalgono bolle e vapori caldi che talvolta raggiungono i 60 gradi. Qui la sabbia può colorarsi di giallo per l’emersione di zolfo, creando uno scenario unico in cui natura vulcanica e storia antica convivono a pochi metri dalla superficie del mare.
L'Incredibile Habitat Marino della Secca delle Fumose
Parte dell'incredibile bellezza dello scenario di Secca delle Fumose risiede nel colorato ecosistema che popola i resti archeologici. Qui la fauna marina ha preso il sopravvento: nuotando è possibile incontrare diverse specie di pesci a seconda della profondità. In prossimità della superficie è più frequente avvistare orate, saraghi e salpe, mentre sui fondali si notano fra i massi tane di murene, polpi, triglie, cernie, cicale di mare, corvine, gamberi e gamberetti. Persino i resti dei piloni sono stati completamente ricoperti da comunità biologiche animali e vegetali. Sulle pareti, tra le fessure e nelle spaccature, diversi tipi di alghe hanno trovato il loro habitat naturale. È particolare osservare le differenze tra le specie a seconda dell’orientamento delle pareti, fra quelle che sopravvivono in condizioni di luce diretta e quelle che si adattano meglio all’assenza di luce.
Monitoraggio vulcanico alla Secca delle Fumose: studi e prevenzione dei rischi
Recentemente, nella zona di Secca delle Fumose, che già da anni è oggetto di studi da parte dell’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia), sono state inserite nuove strumentazioni di monitoraggio geochimico. Lo scopo è l'osservazione costante del processo di degassamento idrotermale sottomarino, ovvero l’analisi dei gas caldi che fuoriescono dai fondali. Perciò ogni dettaglio rilevante, in qualche modo legato al vulcanismo, verrà esaminato per individuare eventuali variazioni.
Ad esempio, la temperatura dell'acqua, la quantità di anidride carbonica rilasciata dai vapori o il movimento delle correnti marine. Parametri essenziali per misurare il livello di energia associato alla caldera. Un progetto importante che ha visto anche la partecipazione del Dipartimento della Protezione Civile e la collaborazione del Parco Archeologico Sommerso di Baia, grazie al quale sarà possibile prevenire eventuali rischi legati all’attività vulcanica.
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|