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Sagra del Mare Flegrea, la storia di una festa che racconta Monte di Procida

Tra gli eventi a Napoli e nei Campi Flegrei che hanno lasciato un segno nel tempo, la Sagra del Mare Flegrea occupa un posto speciale. Da oltre trent'anni accompagna l'estate di Monte di Procida e racconta il legame del paese con il porto di Acquamorta, la tradizione marinara e il lavoro di una comunità che, anno dopo anno, continua a tramandarne lo spirito. Ripercorrere la sua storia significa seguire l'evoluzione di una festa nata dall'entusiasmo di un gruppo di amici e cresciuta fino a diventare uno degli appuntamenti più rappresentativi del calendario flegreo, capace di valorizzare il territorio attraverso la cucina, la cultura e il patrimonio umano che la rende possibile.

  1. Origini della Sagra del Mare Flegrea
  2. L'Ass. Vivi l'Estate e il lavoro dei volontari
  3. Acquamorta, il mare e la cucina della tradizione
  4. La Sagra del Mare Flegrea oggi
  5. Mini documentario sulla Sagra del Mare Flegrea

Le origini della Sagra del Mare Flegrea, quando il mare cambiò il destino della festa

La storia della Sagra del Mare Flegrea affonda le sue radici nei primi anni Novanta e nasce dall'idea di creare un momento di incontro per il paese. A promuoverla fu l'Associazione Vivi l'Estate, un gruppo di amici accomunati dalla volontà di animare la vita sociale di Monte di Procida attraverso iniziative capaci di coinvolgere l'intera comunità montese. La prima manifestazione organizzata sul porto di Acquamorta, però, era molto diversa da quella che oggi tutti conoscono: il piatto protagonista era la porchetta, una scelta comune a molte feste popolari di quegli anni.

Fu il luogo stesso a suggerire che quella strada non era la più adatta. Acquamorta non era soltanto uno spazio dove organizzare una sagra: era il porto del paese, il punto in cui ogni giorno si incontravano pescatori, marittimi e famiglie che da generazioni avevano costruito il proprio rapporto con il mare. «Ci rendemmo conto che, essendo così vicini al mare, la porchetta non rappresentava davvero questa località», ricorda Monica Carannante, tra i soci storici dell'associazione. Da quella riflessione nacque un'idea destinata a cambiare il futuro della manifestazione: sostituire la porchetta con la cucina di mare e fare del pescato locale il vero protagonista della festa.

Fu il momento in cui la manifestazione trovò la propria identità. Da allora la Sagra del Mare Flegrea ha iniziato a raccontare Monte di Procida attraverso la sua storia marinara, valorizzando una cucina fatta di ingredienti semplici, ricette tramandate nelle famiglie e prodotti legati al lavoro quotidiano dei pescatori. Le prime edizioni erano essenziali con pochi gazebo, tavoli montati lungo la banchina e un'organizzazione affidata quasi interamente ai volontari. Eppure proprio quella dimensione raccolta contribuì a creare un forte senso di appartenenza. La manifestazione cresceva insieme al paese, senza inseguire mode o trasformarsi in qualcosa di diverso da ciò che era nata per essere.

Negli anni il pubblico è aumentato, gli stand si sono moltiplicati e l'organizzazione è diventata sempre più articolata, ma il principio che aveva guidato quella scelta iniziale è rimasto immutato. Il mare è il filo conduttore che unisce il porto di Acquamorta, la cucina flegrea, il lavoro dei volontari e la memoria di una terra che continua a riconoscersi nella propria tradizione marinara.

La storia della Sagra del Mare Flegrea a Monte di Procida.

L'Associazione Vivi l'Estate, un anno di lavoro per tre giorni di festa

Per chi visita la Sagra del Mare Flegrea tutto sembra svolgersi nell'arco di tre serate, un tempo quattro. Le cucine sono già operative, gli stand accolgono il pubblico e il porto si riempie di persone. In realtà, quando le prime luci si accendono sulla darsena, gran parte del lavoro è già stato compiuto: dietro ogni edizione c'è un'organizzazione che prende forma molti mesi prima e che coinvolge decine di volontari, ciascuno con un ruolo preciso. «I giorni della sagra sono la punta dell'iceberg», racconta Monica Carannante. Terminata un'edizione, l'Associazione Vivi l'Estate si riunisce già a settembre per analizzare quanto realizzato e iniziare a progettare quella successiva. Si scelgono le date, si definiscono le collaborazioni con i ristoratori, si organizzano gli aspetti logistici, si affrontano le procedure amministrative e si costruisce una macchina organizzativa che dovrà funzionare senza interruzioni durante i giorni della manifestazione.

Il lavoro si intensifica con l'avvicinarsi dell'estate. Nelle ore che precedono l'apertura degli stand, le squadre dei volontari iniziano la preparazione del pescato, la pulizia delle cozze, la realizzazione dei primi piatti e l'allestimento delle cucine. All'interno dell'associazione questi gruppi vengono ancora chiamati "giochi", un termine rimasto nel linguaggio dei soci fin dalle prime edizioni. Ognuno conosce il proprio compito e lo svolge con l'esperienza maturata nel tempo, in un'organizzazione che unisce precisione e spirito di collaborazione.

Lucia Mancino, presidente dell'Associazione Vivi l'Estate, sottolinea spesso come la parte più impegnativa sia proprio quella che il pubblico non vede. Oltre al coordinamento dei volontari, occorre seguire autorizzazioni, sicurezza, rapporti con le istituzioni e tutti gli aspetti necessari per garantire lo svolgimento della manifestazione. È un lavoro continuo che richiede competenze diverse e che si basa soprattutto sulla disponibilità delle persone. Molti volontari partecipano fin dalle prime edizioni, mentre altri si sono avvicinati negli anni seguendo l'esempio di familiari e amici. È così che la Sagra del Mare Flegrea continua a rinnovarsi, trasmettendo esperienze e responsabilità da una generazione all'altra senza perdere quello spirito di condivisione che l'ha accompagnata fin dalla nascita.

Acquamorta e la cucina del mare: il luogo dove le tradizioni prendono forma

Se la Sagra del Mare Flegrea ha trovato la propria identità, lo deve anche al luogo che la ospita. Acquamorta è il porto di Monte di Procida, uno dei luoghi più riconoscibili del paese. Per secoli è stato il punto di partenza dei pescatori e dei marittimi, il luogo in cui il mare ha influenzato il lavoro, le abitudini e la vita quotidiana della comunità. Organizzare qui una manifestazione dedicata alla cucina marinara significa riportare al centro una storia che continua ancora oggi a essere parte dell'identità montese.

Durante i giorni della sagra il porto conserva il suo carattere: le barche dei pescatori restano ormeggiate accanto agli stand, il profumo del mare accompagna quello delle cucine e il panorama sul Canale di Procida, con le isole di Procida e Ischia sullo sfondo, diventa parte dell'esperienza. Una semplice cornice paesaggistica che contribuisce a dare significato e autenticità alla manifestazione. È difficile immaginare la Sagra del Mare lontano da Acquamorta, perché proprio quel luogo racconta meglio di ogni altro il rapporto tra Monte di Procida e il mare.

La frittura di paranza è diventata negli anni il simbolo della manifestazione, non soltanto per il suo successo tra i visitatori, ma perché rappresenta una cucina che valorizza il pescato locale e le specie tradizionalmente considerate meno pregiate. «Più il pesce è povero e meglio è», racconta Pietro Pugliese, storico volontario dell'associazione. «La qualità sta nella freschezza del pescato. Farina, olio e pesce fresco: non serve altro.» Lo stesso principio guida la preparazione dei primi piatti, che cambiano ogni anno seguendo la disponibilità del pescato e la stagionalità dei prodotti.

Accanto alla frittura trovano spazio le pizzette d'alghe, il sautè di cozze, i vini dei Campi Flegrei e i dolci preparati dalle pasticcerie locali. Il risultato è un percorso gastronomico che coinvolge ristoratori, produttori e aziende del territorio, offrendo ai visitatori l'opportunità di conoscere una cucina profondamente legata alla storia del paese. Negli anni la manifestazione ha affiancato alla proposta culinaria anche spettacoli musicali, esposizioni artigianali e il walking tour del centro storico, ampliando il racconto di Monte di Procida senza allontanarsi dalle proprie radici.

Sagra del Mare Flegrea, un patrimonio che appartiene alla comunità

Le manifestazioni popolari cambiano con il passare del tempo. Alcune crescono, altre scompaiono, altre ancora finiscono per perdere il legame con il territorio che le ha generate. La Sagra del Mare Flegrea è cresciuta senza rinunciare alla propria identità, continuando a mettere al centro il lavoro delle persone e il rapporto con il mare. «La Sagra del Mare è un modo per dimostrare quanto siamo ospitali», afferma Lucia Mancino. Attraverso la cucina, il porto, il volontariato e il coinvolgimento delle attività locali, Monte di Procida racconta sé stessa senza artifici, mostrando ciò che appartiene da sempre alla propria storia.

Le vicende dell'emigrazione e della marineria hanno portato tante famiglie a vivere lontano dal paese, ma non hanno mai spezzato il legame con le proprie origini. Ogni estate c'è chi organizza le ferie per essere presente proprio nei giorni della manifestazione, ritrovando amici, parenti e luoghi che fanno parte della propria memoria. In questo senso la Sagra del Mare Flegrea continua a svolgere un ruolo fondamentale per la comunità montese, quella di diventare un'occasione per ricostruire legami, trasmettere tradizioni e rafforzare il senso di appartenenza.

Dopo oltre trent'anni, la manifestazione continua a evolversi, introducendo nuovi servizi e nuove iniziative. Ogni edizione rinnova un progetto nato quasi per caso e diventato, con il tempo, un prestigioso appuntamento dell'estate flegrea. Dietro ogni piatto servito, dietro ogni volontario al lavoro e dietro ogni tavolo affacciato sul porto c'è una storia fatta di impegno, amicizia e rispetto per il mare. È questa continuità, più di ogni altro elemento, ad aver trasformato la Sagra del Mare Flegrea in un patrimonio di valore, capace di raccontare Monte di Procida attraverso le persone che, anno dopo anno, continuano a renderla possibile.