Il Ninfeo Sommerso di Claudio è uno straordinario complesso archeologico situato nelle acque del Parco Archeologico Sommerso di Baia: un’area marina protetta che racchiude ville, terme, strade e tanti altri resti romani, nei secoli sprofondati in mare a causa del bradisismo. Si tratta di un sontuoso palazzo imperiale attribuito all’imperatore Claudio, che oggi è possibile visitare attraverso immersioni subacquee con guide specializzate o tour su barche con fondo di vetro.

- Cosa vedere e come visitarlo
- La Storia
- La Struttura
- Le statue
- Terme sommerse di Punta Epitaffio
- Via Herculanea
- Informazioni e Contatti
- Mappa
Il Ninfeo Sommerso di Claudio, cosa vedere e come visitarlo
Collocato a circa 7 metri di profondità, dinanzi al promontorio di Punta Epitaffio dove sorge il maestoso Castello Aragonese di Baia, il Ninfeo Sommerso di Claudio rappresenta uno dei siti di maggior interesse del Parco Archeologico Sommerso di Baia. Un’area marina protetta che custodisce il più grande parco sommerso del mondo: un prezioso scrigno che racchiude metri e metri di strade romane, ville imperiali, statue e reliquie. Tutto ciò che si inseriva nei quartieri che popolavano l’antica costa di Baia Sommersa, che a causa del fenomeno vulcanico del bradisismo si è lentamente inabissata nei secoli e, ad oggi, è totalmente ricoperta dal mare.
All’epoca i Ninfei erano luoghi dove trascorrere piacevoli momenti di otium, con vasche e fontane che davano vita a stupefacenti giochi d’acqua, e sale dove si imbandivano sontuosi banchetti per le occasioni di festa e di ritrovo sociale. Il Ninfeo di Punta Epitaffio non faceva eccezione. Apparteneva all’imperatore Claudio, che regnò dal 41 al 54 d.C., e si presentava come un imponente palazzo, i cui resti testimoniano lo splendore dell’architettura imperiale dell’epoca e la grande capacità ingegneristica degli antichi romani. Tra i reperti più preziosi ritrovati al suo interno, ci sono alcune delle più affascinanti statue del parco sommerso. Le opere originali sono attualmente custodite nel Museo Archeologico dei Campi Flegrei, all’interno del Castello Aragonese di Baia. Nel Ninfeo Sommerso di Claudio, tuttavia, sono state inserite fedeli riproduzioni delle statue proprio nei punti in cui furono scoperte, per permettere ai visitatori di immergersi totalmente nell’atmosfera dell’epoca.
Questa perla archeologica, infatti, è accessibile al pubblico grazie a tour subacquei organizzati con guide specializzate, o visite su barche con fondo trasparente. Qui i turisti possono godere di uno spettacolo unico nel suo genere. È senza dubbio suggestivo, infatti, poter nuotare in un luogo che unisce natura e storia, tra pesci e frammenti architettonici risalenti a un tempo lontano, immaginando come potevano essere le vite di allora.
Storia del Ninfeo Sommerso di Claudio
Siamo negli anni ’80, il fortunato periodo in cui venne scoperto il Ninfeo Sommerso di Claudio, in occasione del primo vero scavo archeologico organizzato da archeologi professionisti, nel territorio di Baia Sommersa. L’archeologia italiana ha dovuto fare passi da gigante per arrivare a questo punto. Nei decenni precedenti, infatti, quando ci si rese conto della presenza di un immenso patrimonio storico inabissato in queste acque, non c’era ancora una preparazione adeguata per affrontare operazioni di scavo nell’ambiente marino. Fu una vera e propria sfida che la Soprintendenza di Napoli ha vinto a piccoli passi.
Le scoperte avvennero un po’ per caso, un po’ per tentativi. Negli anni ’40, ad esempio, il pilota Raimondo Bucher scattò delle foto aeree che evidenziavano un’area archeologica sommersa, poi identificata come Portus Julius, uno dei sei siti del parco aperti al pubblico. Le prime vere sperimentazioni iniziarono negli anni ’60 e ’70, grazie a subacquei volontari che scoprirono le prime statue (più precisamente nel 1969), quella di Ulisse e del suo compagno Baio con in mano un otre di vino, proprio nell’area del Ninfeo Sommerso di Claudio, più tardi identificata nella sua totalità. Negli anni ’80, appunto. Forti mareggiate avevano portato alla luce alcuni ambienti del Ninfeo, che ai tempi delle prime esplorazioni si intravedevano appena. Adiacente al Ninfeo, poi, nella stessa zona di Punta Epitaffio, vennero scoperte altre due aree, costituite da un complesso termale e da una strada lastricata riconducibile alla via Herculanea.
Struttura del Ninfeo Sommerso di Claudio
La struttura del Ninfeo Sommerso di Claudio si presenta come un grande ambiente rettangolare lungo circa 18 metri e largo 9, dove al vertice spicca un’ampia abside semicircolare, contrapposta a un grande arco d’ingresso in laterizio rosso sulla parete di fronte. Le pareti più lunghe ospitavano 4 nicchie rettangolari ciascuna dove vi erano poste le statue, più due aperture che fungevano da ingressi laterali e conducevano agli altri ambienti del Ninfeo. Sia l’abside che le nicchie erano posizionate su un piano poco più alto rispetto al resto della sala, dove al centro, sulla pavimentazione, c’era una grande cavità rettangolare che probabilmente era una vasca.
Al di sotto delle nicchie correva un canale largo 1 metro e profondo 90 cm, rivestito di lastre di marmo bianco, che conduceva fuori dalla sala attraverso due fori e serviva per la fuoriuscita dell’acqua. Le mura, anch’esse rivestite di marmo bianco, in alcuni punti hanno conservato, al di sotto, i resti di un precedente rivestimento in mosaico con tessere colorate alternate a conchiglie, che probabilmente decoravano le pareti della sala precedentemente all’applicazione delle lastre marmoree. Un elemento importante era il rivestimento di finta roccia presente sullo sfondo dell’abside, ottenuto ricoprendo la parete con formazioni calcaree naturali. Una peculiarità che frequentemente caratterizzava gli ambienti dell’epoca che cercassero di somigliare a delle grotte naturali.
Il Ninfeo Sommerso di Claudio, ad esempio, era una chiara ricostruzione della grotta di Polifemo, a testimoniarlo sono soprattutto due statue ritrovate qui, proprio al centro dell’abside. Ulisse che porge una coppa di vino (al Ciclope) e il suo compagno Baio con in mano un otre di vino. Probabilmente, fra i due doveva esserci stata anche la statua di Polifemo (mai ritrovata) per completare la scena tratta dall’Odissea, durante la quale Ulisse, insieme ai suoi uomini, fa ubriacare il gigante per poi accecarlo.
Le statue del Ninfeo Sommerso di Claudio
Le statue sopravvissute e poi ritrovate all’interno del Ninfeo sono 6. Come già accennato, dopo la loro scoperta furono prelevate e trasferite al Museo Archeologico dei Campi Flegrei nel Castello Aragonese di Baia, dove sono attualmente esposte. In seguito furono riprodotte delle copie, poi inserite all’interno del Parco Sommerso.
Ulisse
L’eroe è raffigurato mentre porge una coppa di vino nell’atto, tratto dall’Odissea, di far ubriacare il Ciclope per poi accecarlo. La statua è stata ritrovata nell’abside semicircolare del Ninfeo, che simboleggiava la grotta di Polifemo, dove avvenne l’episodio narrato dalla mitologia.
Compagno di Ulisse con in mano un otre di vino
Il compagno di Ulisse, probabilmente Baio, completa la scena dell’accecamento di Polifemo. Difatti è raffigurato con in mano un otre di vino, proprio per aiutare l’eroe nel tentativo di stordire il gigante e renderlo vulnerabile. Anch’essa fu ritrovata nell’abdise.
Dioniso fanciullo con corona d’edera
È la prima statua visibile, all’interno di una nicchia sulla destra, una volta entrati nel Ninfeo. È il Dio del vino e dell’estasi ed è la prima di due statue raffiguranti Dioniso.
Dioniso con pantera
È la seconda statua con le sembianze del Dio del vino. Ai suoi piedi vi è raffigurata una pantera. Le due statue vanno contestualizzate nell’insieme del Ninfeo Sommerso di Claudio. Probabilmente, infatti, anch’esse alludono all’episodio dell’accecamento di Polifemo, il fulcro di tutta la simbologia del palazzo.
Claudia Ottavia
È la statua di una bambina, la promessa sposa di Nerone oppure, più plausibilmente, la figlia di Claudio, morta in tenera età. Difatti, la fanciulla ha tra le punta delle dita una piccola farfalla, forse per simboleggiare la vita che le è sfuggita di mano troppo presto.
Antonia Minore
È la madre dell’imperatore Claudio, raffigurata come Venere Genitrice, con un piccolo Amorino Alato. Fu divinizzata dopo la sua morte, dunque la statua fu realizzata quando la donna era già defunta.
Terme sommerse di Punta Epitaffio e via Herculanea
Terme
Nell’area di Punta Epitaffio, adiacente al Ninfeo Sommerso di Claudio, spicca un complesso termale di età neroniana, scoperto anch’esso negli anni ’80. In un primo momento venne aggiunto al palazzo dell’imperatore e, più tardi, nel II secolo d.C., ceduto a privati. Le terme, ornate da mosaici e marmi preziosi, erano caratterizzate da 4 ambienti principali:
Apodyterium
Un’ampio ambiente rettangolare che fungeva da spogliatoio. Le pareti lisce presentavano delle nicchie per depositare le vesti, mentre i frammenti delle pavimentazioni lasciano intravedere delle tessere bianche.
Tepidarium
Era un ambiente di transizione che conduceva al Calidarium.
Calidarium
Ampio ambiente rettangolare per i bagni di calore. Caratterizzato da absidi sui lati brevi, aveva pareti spesse fino a 1,65 metri e l’assenza di finestre garantiva un isolamento termico ottimale. Anch’esso rivestito di marmi preziosi, con panche dello stesso materiale.
Firigarium
L’ambiente più grande, organizzato al centro del complesso termale, adibito ai bagni freddi. All’interno c’era una vasca absidata con, forse, colonne decorative. Durante gli scavi furono rinvenuti frammenti di pavimentazioni in marmo anche qui. A differenza del Calidarium, vi erano finestre laterali che, probabilmente, sull’acqua creavano suggestivi giochi di luce.
Via Herculanea
Nel sito di Punta Epitaffio compare anche la celebre via Herculanea, a poca distanza dalle terme e dal Ninfeo Sommerso di Claudio. Si tratta della celebre strada che, secondo la mitologia, fu tracciata da Ercole per consentire il passaggio dei buoi rapiti al mostro Gerione, posizionata sull’istmo che separava il Lago Lucrino dal mare.
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